Data ultimo aggiornamento 09/06/2026

Menu Principale

  • Home
  • Chi Siamo
  • La nostra storia
  • Servizi offerti
  • Iscriviti al Sicet
  • Dove Siamo
  • Sedi Sicet
  • Informativa Privacy

Emergenza Abitativa

  • RICERCA EMERGENZA ABITATIVA
  • SLIDE
  • La Stampa
  • Torino Cronaca
  • Il Giornale del Piemonte
  • Foto Convegno

Convegno Emergenza Abitativa

  • Locandina Convegno
  • Relazione Convegno

VIII Congresso

  • Relazione Segretario Generale
  • Mozione Conclusiva
  • Foto Congresso

Login



  • Password dimenticata?
  • Nome utente dimenticato?

Designed by:
- - Q-Point Srl - -
Le conseguenze del cemento PDF Stampa E-mail
Scritto da Elena Marcon   
Martedì 22 November 2011 16:20
casa_costruzioneI disastri delle Cinque Terre, l’alluvione di Genova, un fiume di fango, morti e polemiche. Si potevano evitare? Gli esperti si dividono. Ma tra rabbia e dolore, indietro non si torna più. E quel che è certo è che nel nostro Paese, devastato dall’edificazione selvaggia e dall’incuria nella cura dei fiumi, sopporta molto peggio di altri le catastrofi climatiche.
Anche per colpa delle conseguenze del (troppo) cemento. In questi anni, milioni di metri quadri di territorio vergine sono stati consumati per costruire edifici. C’era l’illusione di dare impulso allo sviluppo. Un miraggio, visto che tra un po’ ci saranno più case che abitanti.
Contro questa tendenza pericolosa per lo stato di salute delle nostre terre, la Provincia di Torino, unica in Italia, ha deciso di reagire. Cercando la sua strategia per una regolamentazione dei programmi di costruzione. E’ nato così un Piano Territoriale provinciale di Coordinamento, diventato legge regionale lo scorso luglio. Il provvedimento mette un freno al consumo di terreno, stabilendo che nelle aree libere – cioè in quelle non ancora intaccate dal cemento – non si potrà più costruire.
“Le vicende di questi giorni dimostrano che è indispensabile fermarsi. Non possiamo continuare a governare il territorio con le vecchie regole o peggio con la negligenza”, spiega il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, ribadendo il punto di vista esposto lunedì, al convegno “Maneggiare con cura”, a cui hanno partecipato, tra gli altri, il direttore di Cinemambiente Gaetano Capizzi, Carlo Petrini di Slow food, Costanza Pratesi (Fai) e il giornalista Mario Tozzi.
“D’ora in avanti i comuni, nel modificare i piani regolatori, dovranno adeguarli a regole precise”. Con questa nuova misura, viene infatti “stabilito un principio sicuramente forte, anche se saranno gli enti territoriali a decidere quali sono le aree libere". I dati del consumo di suolo sono allarmanti: “Dal 1990 al 2006, la popolazione in provincia è rimasta praticamente immutata, ma sono stati consumati 7.479 ettari (una quantità pari a tre nuove città delle dimensioni di Rivoli, Ivrea, Grugliasco)”.
“Emerge un Paese divorato da una bulimia costruttiva – aggiunge Mario Tozzi –. Da nord a sud, più che in ogni altra realtà d’Europa: 200 mila ettari all’anno spariscono in Italia sotto il peso del cemento. Un’enormità se paragonati ai 10 mila del Regno Unito (che da solo edifica quanto la Sicilia) e i 30 mila della Germania”.
Certo, si può intervenire sul futuro. Quasi impossibile abbattere il già costruito. Ma quel che conta, in principio, è la volontà politica: "Conosco la disperazione delle amministrazioni comunali per far quadrare i bilanci, ho fatto anch’io il sindaco – ha continuato Saitta –. Dobbiamo garantire lo sviluppo edilizio, ma non sulle aree libere. Gli oneri di urbanizzazione non devono essere utilizzati per finanziare mense scolastiche o illuminazione. E’ ora che cominciamo a introdurre qualche elemento di qualità dal punto di vista territoriale".
L’obiettivo da raggiungere ed estendere alle altre province italiane è quello di un’etica del territorio. Per far fronte al dramma dell’incuria verso il suolo e verso l’ambiente. Lo ha testimoniato molto bene lo stesso Tozzi, con un’iniziativa che ha dato voce al popolo del web: un film documentario girato a partire dalle testimonianze video raccolte da molti italiani. Gridi di denuncia per il degrado ambientale diffuso (ahimé capillarmente) nel nostro territorio.
Il risultato sarà un docu-film in presa diretta, che verrà presto liberato sulla rete, a disposizione di tutti, come strumento d’indignazione, ma anche germe per il cambiamento.
Ultimo aggiornamento Martedì 27 Dicembre 2011 09:35
 
Joomla SEO powered by JoomSEF

Contratti di locazione

  • Stipula contratti
  • Attestazione contratti

Offro/Cerco Casa

  • Inserisci Annunci

Bacheca Affitti

  • Elenco case in affitto

Interesse legale

Data di riferimento:

01 gennaio 2026

 1,6%

 

 

 

 

Istat Marzo 2026

Variazione annuale 100% (uso abitazione) 1,5%
Variazione annuale ridotta 75% (uso abitazione) 1,125%
Variazione biennale 100% (uso diverso) 3,2%
Variazione biennale ridotta 75% (uso diverso) 2,4%

Il dato è pubblicato sulla G.U.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Link consigliati

Banner
Banner
Banner
Banner

Utenti Online

 10 visitatori online
Powered by Q-Point srl ; Dipartimento Web

ranktrackr.net