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Giovani: senza lavoro e senza casa PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Baratta   
Martedì 06 Settembre 2011 14:21
Lunedì 3 ottobre 2011 ricorrerà la Giornata Internazionale degli Inquilini, che come ogni anno, vuole riportare all’attenzione pubblica le difficoltà di chi vive in affitto. Il tema che verrà affrontato nel 2011 sarà quello del disagio abitativo che interessa i giovani.
Obiettivo dell’iniziativa europea, che si svolgerà a Brussels, nella sede del Parlamento e contemporaneamente in altri momenti organizzati dai vari stati, sarà quello di un impegno comune affinché si attuino delle “buone pratiche” che portino a sistemi di affitto compatibili con le situazioni economiche dei giovani in tutto il mondo.
Si tratta di una giornata promossa dall’ONU, che lo IUT, il sindacato internazionale degli inquilini, ha deciso di dedicare a una riflessione sull’autonomia abitativa dei giovani, un problema non solo italiano ma internazionale.
In Inghilterra ha stupito una ricercadell’ufficio di statistica che ha evidenziato come i giovani che vivono con i genitori siano arrivati a un numero mai visto negli ultimi venti anni. In Svezia dove era consuetudine i figli andassero via di casa a 18 anni ha fatto scalpore la notizia che il 21% dei giovani sotto i 27 anni vive ancora con i genitori. In Spagna l’età media in cui un giovane va a vivere da solo è costantemente aumentata fino a raggiungere la soglia dei 30 anni. Negli Stati Uniti si assiste al fenomeno dei giovani che lasciano la famiglia per gli studi universitari ma che finiti gli studi ci rientrano perché non riescono a mantenersi. Lo stesso fenomeno interessa il Canada, dove i figli che vivono in famiglia sono passati in vent’anni dal 32% al 43,5%.
In Italia il fenomeno è in costante crescita. La percentuale degli ultratrentenni che vivono in casa dei genitori è passata negli ultimi 25 anni per gli uomini dal 15,5% al 41%, per le donne, più indipendenti, di passa dall’8,7% al 20,8%.
Ragioniamo su qualche dato più preciso della situazione italiana e torinese.
Nel nostro paese la popolazione continua a invecchiare, nel dicembre 2009 l’indice di vecchiaia, ossia il rapporto tra lapopolazione di 65 anni e oltre e quella con meno di 15 anni si stima essere pari al 144%, in costante crescita, nel 2005 era del139,9%.
Ma i giovani ci sono ancora.
In Piemonte la popolazione tra i 18 e i 35 anni è di 870.407 persone nel 2009, è diminuita rispetto all’anno precedente quando era di 889.154 ed è decisamente inferiore alla popolazione anziana che raggiunge il numero di 1.015.217 ma c’è. A Torino i giovani di quella fascia di età sono 183.792.
La spesa per l’affitto è cresciuta tra il 1991 e il 2009 del 105%, nello stesso periodo il reddito delle famiglie del 18%.
Nel 2009 la crisi economica ha provocato la perdita di 485.000 posti di lavoro tra i lavoratori compresi nella fascia di età tra i 15-34 anni.
Recenti stime valutano che circa il 60% delle persone fino ai 35 anni percepisce un reddito mensile inferiore ai mille euro.
La recentissima indagine ha evidenziato che l'Italia ha il record negativo in Europa per la disoccupazione giovanile: sono 1.138.000 gli under 35 senza lavoro. A stare peggio sono i ragazzi fino a 24 anni: il tasso di disoccupazione in questa fascia d'eta' e' del 29,6% rispetto al 21% della media europea. La situazione del mercato del lavoro nel nostro Paese e' fotografata in un rapporto dell'Ufficio studi di Confartigianato in cui si rileva che tra il 2008 e il 2011, anni della grande crisi, gli occupati under 35 sono diminuiti di 926.000 unita'.
Questi succinti dati servono a evidenziare che non è vero che i giovani sono meno disponibili a ricercare l’autonomia abitativa rispetto agli anni precedenti o rispetto alle generazioni precedenti, semplicemente non ci riescono perché sono cambiate le condizioni economiche; meno lavoro, lavoro precario che non garantisce prospettive, meno reddito per chi un lavoro c’è l’ha, costo crescente delle abitazioni e degli affitti.
Come abbiamo evidenziato si tratta di un fenomeno internazionale che in Italia è però aggravato da percentuali più alte in tutti i settori presi in esame.
La contraddizione violenta che il nostro paese evidenzia è che negli ultimi anni, secondo dati dell’istat, contenenti stime approssimative, si è costruito molto, le abitazioni in Italia sono oltre 30 milioni a fronte di 24,7 milioni di famiglie.
Il Piemonte aveva nel 1990 circa 1.000 km quadrati di costruito, nel 2010 si è arrivati a 1.900 km quadrati.
A Torino, tra il 2005 e il 2007 la città ha concesso l’autorizzazione a costruire per 23.591 nuovi alloggi.
Tutto questo fervore costruttivo, al netto delle costruzioni abusive, che ha interessato l’Italia, la nostra regione e la nostra città non ha risolto il problema abitativo delle famiglie e delle persone a basso reddito che non possono permettersi l’acquisto di una casa o il pagamento dell’affitto, in questa categoria di persone, come evidenziano tutti i dati, dobbiamo ormai inserire una grande percentuale di giovani.
In alcuni paesi europei i governi hanno preso atto del problema stanno elaborando idee, fanno sperimentazioni e progetti. Ad esempio in Spagna hanno istituito un contributo all’affitto per i giovani che lasciano la casa dei genitori. In Svezia pensano di costruire case apposta per i giovani con affitti calmierati, in Francia si pensano progetti di coabitazione.
In Italia, come riteniamo sia noto a tutti, il Governo ignora il problema, ciò che è stato progettato di social housing è insufficiente, non risponde ai bisogni delle famiglie a basso reddito e non è stato progettato per i giovani.
In alcune città e anche a Torino si sono pensati e realizzati progetti sperimentali di abitazioni per i giovani che vanno dalle coabitazioni, alle residenze per gli studenti, a contributi per l’affitto della prima abitazione a garanzie per i mutui.
Tutte iniziative lodevoli che hanno però dato pochi risultati in termini numerici.
I sindacati inquilini ritengono da tempo che per risolvere il problema abitativo anche dei giovani sia necessario costruire una legislazione sugli affitti che consenta di mettere sul mercato alloggi a prezzi contenuti, abbiamo già scritto dei tanti alloggi vuoti presenti in tutte le città, inutilizzati, (tutte le indagini ritengono pagabili dai giovani affitti di 250,00 € mese).
Per ottenere dei risultati bisogna certamente alleggerire o annullare le tasse per i proprietari che accettano di sottoscrivere questi contratti, ma solo per loro e non per tutti come ha invece fatto il governo con l’istituzione della cedolare secca.
E poi va recuperata la distanza che abbiamo con l’Europa in termini di edilizia pubblica è necessario avere più case popolari. Il Governo con le ultime finanziarie va nella direzione opposta, prevede di agevolare le vendite per fare cassa e pagare il debito, una scelta sbagliata perché il nostro patrimonio di edilizia pubblica è già oggi largamente insufficiente.
Per farlo certamente servono finanziamenti ma serve anche che i comuni decidano che sul loro territorio non bisogna più edificare case private che restano invendute ma alloggi pubblici che sicuramente saranno abitati.
Ultimo aggiornamento Martedì 06 Settembre 2011 14:33
 
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Variazione biennale ridotta 75% (uso diverso) 2,4%

Il dato è pubblicato sulla G.U.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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