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| Dove c'era l'erba |
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| Mercoledì 07 Luglio 2010 09:11 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Perchè si consuma il territorio costruendo case che non servono? È una domanda che dobbiamo tornare a porci tutti di fronte a un incredibile sviluppo edilizio, spesso inutile.
Non stiamo scrivendo degli abusi edilizi poi condonati dai vari governi, fatto che rimane gravissimo, scriviamo dello sviluppo edilizio legale, autorizzato e voluto dalle amministrazioni comunali che ha avuto un incremento impressionante e inutile negliultimi anni. Proviamo a fornire alcuni dati. Gli anni ’80 rappresentarono un periodo di forte espansione edilizia: furono prodotte quasi 3,2 milioni di abitazioni a fronte di una crescita di 1,3 milioni di famiglie, gli anni ’90 invece furono all’insegna del contenimento produttivo, con una attività edilizia molto prossima alla crescita delle famiglie. In quel periodo poco meno di 2,4 milioni di abitazioni soddisfarono una domanda aggiuntiva di famiglie pari a 1,9 milioni. Aggiunsero meno di 400mila abitazioni allo stock non occupato da residenti e sostituirono circa 100mila abitazioni uscite dal parco residenziale (cambio di destinazione d’uso, accorpamenti, demolizioni). Negli anni dal 2002 al 2005 le dinamiche costruttive sono state del tutto diverse, si sono costruiti 203 alloggi ogni 100 nuove famiglie residenti a fronte dei 125 alloggi nuovi per 100 nuove famiglie del periodo 1991-2001. Negli anni dal 2003 al 2005 il canale privilegiato per la riproduzione del denaro, ovviamente per chi possiede grandi ricchezze, è stato quello immobiliare. Grandi capitali sono stati patrimonializzati in edifici residenziali, in nuove iniziative immobiliari, ma anche, e soprattutto in aree urbane qualificate sotto il profilo della posizione e suscettibili di essere ulteriormente valorizzate attraverso interventi di riqualificazione edilizia, urbanistica, commerciale, con la sostituzione del tessuto sociale insediato. Le conseguenze hanno portato a quello che sembra un paradosso ma in Italia la situazione abitativa è questa; ci sono oltre 5 milioni di alloggi vuoti. Negli ultimi 10 anni si è costruito molto nel settore residenziale ma allo stesso tempo sono aumentati a livelli preoccupanti le famiglie che stanno perdendo l’alloggio. L’istituto case popolari di Torino ha recentemente svolto una indagine sulle famiglie e sugli alloggi costruiti nella nostra area metropolitana, ne riportiamo una parte.
I dati dei comuni della nostra area metropolitana confermano quanto già detto all’inizio, in Italia si e costruito molto più del necessario e si sono costruite case che non servono alle famiglie povere che continuano ad avere un grande disagio abitativo, perché non riescono a pagare gli alti affitti richiesti dal mercato e vengono sfrattate. Nell’anno in corso in Italia 140mila famiglie hanno ricevuto lo sfratto, 27mila sono state sgomberate dalla loro casa, 2milioni e 700mila fanno fatica a pagare i canoni. Ma vogliamo soffermarci oltre che sul dramma vero e grave delle famiglie, sull’uso sconsiderato del territorio. I comuni concedono licenze edilizie operando continue varianti ai piani regolatori, recuperando così soldi per oneri di urbanizzazione, soldi benedetti per le casse comunali in forti ristrettezze economiche dovute all’assurda abolizione dell’ici, (una delle poche tasse eque), si illudono così facendo di favorire lo sviluppo dei loro paesi dando lavoro e offrendo occasioni di insediamento. I costruttori sono soddisfatti perchè lavorano e fanno soldi, (negli ultimi mesi l’ANCE ha lanciato numerose “grida di allarme” perché si è rallentata fortemente l’attività costruttiva) minacciano altrimenti chiusure e licenziamenti. Chi ha soldi (in Italia non sempre sono “puliti”) trova il modo di patrimonializzare investendo nel “sicuro” mattone. Non stiamo proponendo di fermare lo sviluppo, di bloccare ogni attività costruttiva, si tratta, anche in questo caso di porsi seriamente il problema di un governo vero del territorio che risponda alle esigenze della popolazione tutta (non solo di quella con i soldi) e che abbia anche l’obbiettivo di salvaguardare il territorio, bene sempre più prezioso. In alcuni comuni e quartieri come Pianezza, Venaria, borgo S. Paolo a Torino, si stanno organizzando gruppi di cittadini, comitati che stanno ponendo con serietà il problema dell’utilizzo del territorio, strettamente collegato con i servizi e la vivibilità dei quartieri, è un fatto positivo. Ritengo però che permanga una scarsa attenzione da parte di tutti, ovviamente a partire dalle istituzioni e dalle forze politiche, su questo tema. Anche su questo argomento dobbiamo maturare la consapevolezza che siamo in un’altra fase, rispetto a quella in cui tutti si pensava che l’importante era produrre, tanto e di tutto perché comunque questa produzione avrebbe portato benefici. Oggi sappiamo che l’accurato uso della terra è un fattore decisivo per la nostra stessa sopravvivenza futura. Giovanni Baratta pubblicato su Casa & Territorio 8/12/2009 |
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Interesse legale
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Data di riferimento: 01 gennaio 2026 |
1,6% |
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Istat Dicembre 2025
| Variazione annuale 100% (uso abitazione) | 1,1% | ||||
| Variazione annuale ridotta 75% (uso abitazione) | 0,825% | ||||
| Variazione biennale 100% (uso diverso) | 2,2% | ||||
| Variazione biennale ridotta 75% (uso diverso) | 1,65% | ||||
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Il dato è pubblicato sulla G.U. |
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Ricordate quella bella canzone del 1966 di Adriano Celentano? Quella voce che diceva "La dove c'era l'erba ora c'è una città" e poi si chiedeva “non so non so perché continuano a costruire le case e non lasciano l’erba…”.


