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| Sempre meno case per i poveri |
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| Scritto da Giovanni Baratta |
| Mercoledì 25 maggio 2011 07:32 |
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LE POLITICHE DEL GOVERNO AUMENTANO IL DISAGIO ABITATIVO...
Dietro alle punte di emergenza rappresentata dagli sfratti, ed in particolare quelli per morosità, si nasconde una realtà ben più vasta fatta di numeri assolutamente preoccupanti: 650.00 domande di edilizia pubblica inevase, circa tremilioni di giovani tra i 25 ed i 36 anni che continuano a vivere con i genitori, oltre tre milioni di lavoratori emigrati che vivono in condizioni di sovraffollamento e di forte disagio abitativo, oltre il 70% delle famiglie in affitto (2milioni e 300mila nuclei familiari) ha un reddito inferiore ai 30.000 euro annui e vive in prevalenza nelle grandi aree metropolitane dove gli affitti sono più elevati. La divaricazione crescente tra il livello dell’offerta e le capacità della domanda è dimostrata dall’andamento degli sfratti per morosità, passati dalle percentuali irrisorie dei primi anni ’80 all’attuale 80% del totale delle sentenze di sfratto emesse. Negli ultimi mesi il Governo ha introdotto numerosi provvedimenti che di fatto hanno contribuito al peggioramento della già precaria condizione abitativa di tantissime famiglie italiane che vivono in affitto. I tagli lineari della manovra correttiva, determinati dalla legge n. 122 del 30/07/2010, oltre a ridurre drasticamente i trasferimenti a comuni e regioni, hanno avviato una profonda riduzione del fondo affitti. La legge di stabilità 2011 completa la cancellazione di risorse per il fondo sostegno affitti. Dai 143 milioni per il 2010, si passerà a 33 milioni di euro nei prossimi due anni. Mentre nel 2014 verrà stanziata la cifra simbolica di soli 14 milioni di euro. Una misura del tutto inaccettabile per un disagio abitativo che, complice la crisi economica, è in crescita. L’ISTAT, nel suo ultimo rapporto scrive che circa un italiano su quattro è a rischio povertà. Tantissime famiglie non riescono a pagare gli affitti e si ritroveranno senza casa, in Italia circa 150mila. Nell’anno 2000, a fronte di 80mila richieste di sostegno affitto erano disponibili 360 milioni di euro, nel 2011, dove raggiungeremo quasi 400.000 domande, si cancellano le risorse. Il Governo, con l’introduzione della cedolare secca trasferisce ai proprietari con redditi elevati oltre un miliardo di euro, attraverso una riduzione delle tasse, e alle famiglie povere in affitto taglia un fondo di sostegno che oggi costa “solo”130 milioni di euro, ne servirebbero 500 di milioni, si tratterebbe comunque di una cifra inferiore al taglio delle tasse dovuto alla cedolare secca. Le associazioni dei proprietari sostengono che questo sgravio fiscale in capo ai proprietari favorirà l’abbassamento dei canoni di locazione, i sindacati inquilini ritengono che non ci sarà nessun risultato tangibile, anzi si vanificherà la convenienza a stipulare i contratti di affitto concordati, mediamente a canoni inferiori al mercato. Inoltre la manovra di bilancio ha segnato un drastico taglio delle risorse per le politiche abitative. In una situazione nazionale che vede oltre 650mila famiglie che fanno domanda per una casa popolare perché non riescono a sostenere il costo dell’affitto. Invece che una riduzione delle tasse ai redditi alti tramite la cedolare secca sarebbe stato più utile, anche per la nostra economia, diminuire la pressione fiscale sui lavoratori dipendenti e sui pensionati. I sindacati inquilini, SICET, SUNIA, UNIAT, da tempo esercitano pressioni sul Governo e chiedono tre direzioni di intervento:
Non è serio illudersi che questo Governo ascolti le istanze che riguardano una parte di popolazione povera, finora le scelte sono andate in direzione opposta, è comunque certo che senza adeguati interventi in molte città la situazione di disagio abitativo diventerà drammatica e ingovernabile. |
| Ultimo aggiornamento Mercoledì 25 maggio 2011 14:07 |
Istat Gennaio 2012
| Variazione annuale 100% (uso abitazione) | 3,2% | ||||
| Variazione annuale ridotta 75% (uso abitazione) | 2,4% | ||||
| Variazione biennale 100% (uso diverso) | 5% | ||||
| Variazione biennale ridotta 75% (uso diverso) | 3,75% | ||||
| Il dato è pubblicato sulla G.U. | |||||
Ultimo interesse legale
| Data di riferimento 1 gennaio 2011 |
1,5% | ||||
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...Il nostro paese vive da anni la crisi di un sistema abitativo che non riesce a dare una risposta adeguata a una domanda che, nel corso degli anni, è divenuta sempre più complessa per composizione sociale, livelli di reddito, esigenze di mobilità territoriali e qualità urbana ed edilizia.


