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NON IMPARIAMO MAI: CATASTROFI NATURALI E CONSUMO DI SUOLO IN ITALIA PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Baratta   
Venerdì 09 November 2018 12:54

cementificazioneL’ondata di maltempo eccezionale che ha investito l’Italia in questo ultimo periodo ha creato sgomento in molti, per il numero di morti e per i disastri che ha provocato. Non possiamo controllare gli eventi naturali eccezionali, (gli esperti ci dicono che a causa dell’innalzamento delle temperature questi fenomeni saranno più frequenti e aumenteranno di intensità), ma bisogna riflettere sulle nostre responsabilità per l’abuso che compiamo continuamente sul nostro territorio.

L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) assieme al SNPA (Sistema nazionale per la Protezione dell’Ambiente) hanno pubblicato, a luglio scorso il loro rapporto annuale riferito al 2017 dove si evidenzia:

“Il consumo di suolo nel 2017 continua a crescere in Italia e nell’ultimo anno le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 54 chilometri quadrati di territorio, ovvero, in media, circa 15 ettari al giorno. Una velocità di trasformazione di poco meno di 2 metri quadrati di suolo che, nell’ultimo periodo, sono stati irreversibilmente persi ogni secondo.

Un dato interessante è costituito dalle aree a pericolosità idraulica alta (P3) con tempi di ritorno fra 20 e 50 anni (alluvioni frequenti): in queste zone tra il 2016 e il 2017 si sono realizzati 196 ettari di cantieri o aree in terra battuta che incidono per il 72,3% sul totale dei cambiamenti avvenuti in queste zone. Il dato è significativo anche a livello nazionale perché rappresenta da solo il 3,6% dei cambiamenti avvenuti nell’arco di tempo considerato. In queste aree 11,3% è rappresentato da edifici (quasi 31 ettari) e il 7,6% da altre aree impermeabilizzate, non edificate (21 ettari). Anche le aree a pericolosità da frana molto elevata (P4) ed elevata (P3) sono state interessate da nuovi cantieri e altre aree in terra battuta tra il 2016 e il 2017 (64,7% dei cambiamenti per 40 ettari), da nuovi edifici (10,9% e quasi 7 ettari) e da altre aree impermeabili non edificate (9,6% e 6 ettari). Lo 0,7% dei cantieri a livello nazionale ricade in aree a elevata o molto elevata pericolosità da frana.

Per l’edizione del Rapporto sul consumo di suolo di quest’anno è stato fatto un lavoro di riorganizzazione dell’impostazione dell’indagine che ha interessato diversi servizi ecosistemici finora analizzati, in particolare per approfondire e specializzare le metodologie di valutazione, laddove necessario, e per verificare la possibilità di inserire la valutazione di altri servizi finora non considerati. I servizi ecosistemici analizzati in questo Rapporto sono undici: stoccaggio e sequestro di carbonio, qualità degli habitat, produzione agricola, produzione di legname, impollinazione, regolazione del microclima, rimozione di particolato e ozono, protezione dall’erosione, regolazione del regime idrologico, disponibilità di acqua, purificazione dell’acqua. Al fine di rappresentare in modo corretto ed efficace le condizioni di questi servizi, ed includere alcuni aspetti di sostenibilità che la valutazione del solo flusso non riesce a cogliere, nell’edizione di quest’anno viene rappresentata, quando disponibile, sia la dimensione dello stock del capitale naturale perso a causa del consumo di suolo, sia l’entità del flusso di servizio annuo che il suolo non sarà più in grado di assicurare.

L’analisi del flusso di servizi ecosistemici indica che l’impatto economico del consumo di suolo in Italia produce perdite annuali molto elevate, tra le quali il valore più significativo è associato al servizio di regolazione del regime idrologico. Il valore economico complessivo di questo servizio discende dal rilevante valore biofisico, ovvero l’aumento del deflusso superficiale prodotto dal consumo di suolo che è significativo (l’incremento del ruscellamento è stimato in oltre 200 milioni di m3 /anno), ma anche da un significativo costo associato alla realizzazione di opere di mitigazione del rischio idraulico di un certo rilievo (fognature, opere di drenaggio, sistemazioni idrauliche, bacini di laminazione, etc.). La stima dei costi totali della perdita di servizi ecosistemici varia da un minimo di 1,66 a un massimo di 2,13 miliardi di euro, persi ogni anno a causa dell’aumento di suolo consumato avvenuto tra il 2012 e il 2017.”

Si tratta di una relazione fatta da istituti ufficiali delle nostre istituzioni non da ambientalisti radicali contrari a ogni forma di sviluppo. Una relazione tecnica piena di dati ma dalla quale anche i non esperti possono capire quali e quanti problemi ha creato e continua a creare una non politica di gestione del territorio. Le proposte di legge per frenare il consumo del territorio non procedono, i governi e i parlamenti precedenti non le hanno fatte e nel patto di governo tra cinque stelle e lega si parla di generici diffusi interventi e si scrive che la prevenzione è la strada da seguire bloccando il consumo di suolo, ma non è specificato come arrivarci, con quali opere, con quali soldi e con quali tempi. Invece sono certi i decreti di sanatoria degli abusi edilizi. La storia si ripete.

Il SICET da tempo sostiene cheil modello di sviluppo basato sulla costruzione di nuove cubature e infrastrutture, spesso dalla dubbia utilità, non è più sostenibile. Vogliamo ricordare che in Italia si stimano 7 milioni di case non abitate, cui vanno aggiunti oltre 20 mila alloggi pubblici che aspettano di essere ristrutturati e rimessi nel circuito dell'edilizia popolare. Il tema allora è mettere in campo politiche che incentivino la riqualificazione del patrimonio esistente, sia immobiliare che infrastrutturale, politiche che avrebbero come effetto a cascata la riduzione della domanda di nuovo suolo e il miglioramento della qualità della vita nella aree urbane oggi disagiate.

Nel documento unitario preparato da CGIL CISL UIL con le osservazioni alla finanziaria preparata dal Governo con le nostre proposte alternative di questo tema purtroppo non si scrive, ritengo che anche all’interno del sindacato confederale debba maturare una maggiore attenzione a queste tematiche. L’auspicio è che l’attenzione e le pressioni di molti portino finalmente il Governo e il parlamento a scelte alternative a quelle del passato, che affrontino finalmente il problema, (i dati ci sono) del consumo del territorio. In caso contrario è inutile stupirsi delle tragedie e dei disastri.

 
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Variazione biennale 100% (uso diverso) 3,2%
Variazione biennale ridotta 75% (uso diverso) 2,4%

Il dato è pubblicato sulla G.U.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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