Sospendere gli sfratti almeno fino alla fine dell'inverno. È l’appello che l’arcivescovo monsignor Cesare Nosiglia, rivolge a Atc, Regione e Comune di Torino. Chiede che chi non paga perché colpito dalla crisi possa rimanere nella casa che abita e non infittire la schiera di chi errabonda tra automobili, camper, dormitori, pensioni.
Nosiglia ha approfittato della inaugurazione della residenza temporanea d’Orho don Orione Housing per accendere un faro sulla drammatica situazione di chi oltre al lavoro rischia di perdere la casa. Dice: «So che tanti sono gli affittuari che non pagano il canone di affitto magari anche per più anni e pertanto seguendo le leggi in vigore sono soggetti al provvedimento di decadenza».
Passare l’inverno
Esorta: «Ebbene chiedo ai responsabili di sospendere la procedura almeno fin dopo l’inverno per trovare soluzioni adeguate a chi non ha potuto pagare per motivo della perdita del lavoro». Secondo l’arcivescovo «è un fatto di solidarietà e di civiltà; non si può far pagare un prezzo altissimo a chi è moroso per un motivo così grave e incolpevole come è la mancanza di lavoro».
E sul problema della casa l’arcivescovo non dimentica «la situazione dei rifugiati che disperati hanno occupato diversi stabili e che ho incontrato prima dell’estate; la situazione si aggrava di giorno in giorno e l’inverno alle porte non aiuterà certamente a risolverla se non si avviano vie concrete di soluzione che sono certamente complesse e difficili, ma necessarie e urgenti».
La richiesta del sindacato
Fermare gli sfratti per morosità incolpevole nell’edilizia pubblica è quello che il sindacato torinese chiede da tempo. Cgil, Cisl e Uil ne hanno fatto uno dei punti fondamentali della propria piattaforma di richieste agli enti pubblici.
È soddisfatta della presa di posizione di Nosiglia la segretaria della Camera del Lavoro, Donata Canta: «Siamo ben contenti di avere al nostro fianco l’arcivescovo in questa battaglia che conduciamo da mesi».
E spiega che per quanto riguarda il patrimonio pubblico c’è una «legge regionale che impone il pagamento di almeno 40 euro di canone al mese anche ai morosi incolpevoli»: Non ha dubbi: «Si rischiano mille sfratti solo nell’Atc di persone che quei soldi non li possono pagare. Mille sfratti che si potrebbero evitare cambiando quella norma». E introduce una nota di realtà: «Bisogna sapere che oltre al dramma sociale e umana della perdita della casa gli sfratti spesso costano perchè ovviamente a quegli sfrattati una abitazione anche temporanea bisogna darla. Si rischia solo di spendere di più per far star peggio le persone».
Apprezza le parole di Nosiglia anche il segretario Uil, Gianni Cortese, che commenta: «L’arcivescovo non perde occasione per intervenire sui temi del disagio e della povertà e la Chiesa torinese interviene con azioni concrete di solidarietà». Ma la situazione non è così semplice: «E’ ovvio che ci associamo, ma è chiaro che gli enti locali hanno obblighi e bisogna trovare un meccanismo che consenta di intervenire».
Crescono gli sfratti
Snocciola i dati del disagio abitativo: «In Piemonte il dramma dell morosità involontaria ha coinvolto lo scorso anno 6312 famiglie, il 9,2% del totale nazionale. E anche a Torino quel tipo di sfratti cresce: a 3747 contro 3181 del 2010 impennata degli involontari.
«Ci mancherebbe che non fossi d’accordo visto che è una richiesta di Cgil, Cisl, Uil avanzata da mesi». Dice Giovanna Ventura segretaria della Cisl e prosegue: «Occorre evitare che le persone senza lavoro perdano la casa finendo così in un drammatico girone di assistenza. Cose il pubblico ne può fare per sostenere chi non può pagare».
Il fondo del Comune
Intanto il Comune sta lavorando a un articolato fondo salva sfratti che dovrebbe partire a fine con un milione di euro da dare alle famiglie in difficoltà affinché paghino l’affitto e abbiano il tempo di rimettere in sesto i propri bilanci.






